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Fox Trot

Le Danze




Nozioni storiche di Fox Trot Il Fox Trot è una danza classificabile come moderna: appartiene al genere della musica sincopata. Per capire in quale ambiente musicale è nato il fox trot si deve fare un piccolo passo indietro, partendo dal RAGTIME (vedi voce specifica nella sezione FUORI PISTA) e da un movimento coreico indotto, denominato 'animal dances'.
RAGTIME (rag =fatto a pezzi; time = tempo). Il ragtime è una musica nera basata sull'uso sistematico della sincope all'interno di uno schema di base più o meno rigido. Si tratta di una musica popolare e al tempo stesso dotta. Lo dimostra il fatto che il suo strumento è il pianoforte. Assieme al blues e al jazz rappresenta il più importante fenomeno musicale del Nord America. I primi pianisti neri che suonarono tale ritmo risalgono al 1870. Essi si esibivano in alcuni locali del Middle West e creavano degli originali arrangiamenti sulle piùfamose musiche europee del momento (mazurke, polke e operette).
Il ragtime è importante non tanto per se stesso, ma in quanto preparò l'avvento del Jazz. Nella fase intermedia della sua confluenza nel jazz generò, fra le tante danze, il fox trot che intraprese una sua strada fino a raggiungere il massimo successo dal 1915 in poi.
Man mano che la musica del fox trot veniva messa a punto con la sua specifica caratterizzazione, vi si costruivano sopra due tipologie di figure, corrispondenti a due precise fasi di sviluppo:
Nella fase iniziale predominavano le performances smaniose ed agitate tendenti ad accentuare la componente sensuale, anche in chiave scherzosa.
Nella fase avanzata si concretizzò un programma stilisticamente sostenibile per un ballo sicuramente frenetico ma pronto ad entrare nel mondo della danza ufficiale, con amalgamazioni incentrate su camminate veloci, giri a destra e sinistra, salti e chassè.
Secondo alcuni studiosi il nome Fox Trot (passo di volpe) dimostra chiaramente che tale ballo appartiene a quel gruppo di danze che, derivate direttamente dal ragtime, sfruttano nomi di animali perin chiave giocosa, l’ imitazione dei passi su ritmi sincopati.
Fox quindi (abbinato a trot) è il nome di uno dei tanti animali presi a riferimento dal filone ‘animal dances’ che ebbe un discreto successo negli USA di inizio ‘900, sia a livello di spettacoli che di divertimento popolare dentro e fuori le sale da ballo.
Nel 1915 il Fox Trot fu poi portato a Londra dal grande ballerino Oscar Duryea e la Società Imperiale dei Maestri di Ballo approvò l'adozione di tale danza, apportandovi significative trasformazioni. Qui finisce la storia del fox trot, perchè in un certo senso inizia quella dello slow foxtrot.
I Maestri inglesi destrutturarono la danza americana per riproporla in un look completamente nuovo: furono aboliti salti, chassè e bruschi movimenti; furono introdotte figure delicate prese in prestito dal valzer lento. Praticamente si costruì un ballo tutto inglese, completamente diverso da quello americano.Per alcuni anni in Inghilterra continuò l'opera di scomposizione del fox trot americano da parte degli studiosi di ballo e di musica, con la contestuale limatura delle figure compatibili con gli standard di quel paese.
Nei vari ambienti della danza, grazie anche allo scambio delle musiche e dei ritmi fra un continente e l’altro (America-Europa), si fece strada una intuizione importantissima: le variazioni di ritmo all'interno dello stesso brano musicale, che erano un segno distintivo del fox trot iniziale, potevano essere estremizzate ritoccando la velocità verso l'alto e verso il basso, per dare origine a due danze distinte e separate. Così i vari segmenti delle amalgamazioni americane furono ricompattati su due basi ritmiche diversificate e sottoposti a studi specifici, prove, simulazioni, aggiustamenti, trovate originali e spesso felici. Quando dal ragtime si generò l’one step, seguito immediatamente dal quickstep, era già pronto il contesto per la standardizzazione di quest’ ultimo ballo secondo i parametri messi a punto dalla prestigiosa Scuola inglese.
Qualche anno dopo la prima guerra mondiale l'Inghilterra impose le due danze che ancora oggi conosciamo con i nomi di slow foxtrot e quickstep:(slow) foxtrot, versione lenta del fox trot, suonato attorno alle 28-30 battute al minuto. quickstep, danza veloce, suonata attorno alle 46-48 (oggi fino a 50-51) battute al minuto. Oggi il Fox Trot fa parte della disciplina
BALLO DA SALA, presente solo in Italia. Slow foxtrot e Quickstep fanno invece parte della disciplina DANZE STANDARD e si ballano in tutto il mondo.

Nozioni storiche del Boogie Woogie La locuzione inglese Boogie Woogie non ha una traduzione univoca. Sul suo significato si discute ancora. Forse è un soprannome ricorrente negli ambienti neri di Chicago nei primi decenni del 1900. Forse è semplicemente un suono onomatopeico che fa riferimento a qualche strumento di accompagnamento che nei primissimi albori scandiva il ritmo di questa musica, in assenza di pianoforte.
Il boogie woogie nacque nel contesto del Blues attorno al 1920 negli ambienti del jazz. I primi musicisti furono neri e lo strumento musicale per elezione fu il pianoforte. Può sembrare una stranezza, se si considera che il pianoforte è uno strumento europeo; ma andò proprio così. In America, in quegli anni, in tutti i locali di intrattenimento alla moda, c'era un pianoforte.del boogie woogie non si può attribuire ad un solo autore: esso è sicuramente il frutto di un lavoro che possiamo definire collegiale a distanza. Molti musicisti hanno contribuito a caratterizzarlo: in diversi luoghi, in diversi tempi.
L’ iniziale definizione di fast blues introduce immediatamente il concetto di tempo sostenuto, come caratteristica essenziale del Boogie Woogie. Sul piano interpretativo poi, abbiamo avuto due distinti filoni:
Uno classico, in chiave dotta, che è stato coltivato da gruppi di validi musicisti e studiosi di jazz.Un altro di massa, orchestrale, non di altissima qualità, che ha puntato sul ritmo frenetico, finalizzato a lanciare un nuovo genere di ballo.
Dopo la crisi del '29 (martedì nero di Wall Street) il jazz tradizionale si trasformò in swing. La commercializzazione di questo nuovo genere fu massiccia e rapida. La diffusa voglia di risorgere portò all'apertura di numerose sale da ballo in tutte le principali città degli USA.
Per molti anni i movimenti di danza supportati dalla musica del boogie woogie furono affidati all'improvvisazione. I neri erano abituati a ballare liberamente ogni ritmo, senza problemi di codificazioni: meno che mai si preoccuparono di mettere in piedi costruzioni tecniche relative a questo nuovo tipo di ballo.
A dire il vero, dagli studi effettuati sul boogie woogie in quanto ballo, è emerso chiaramente che esso non ha creato specifiche figure, ma ha operato una sintesi ed un assemblaggio di tutto quanto era stato prodotto dalle danze del genere jitterbug.
Per quanto riguarda la posizione della coppia, non c'era una regola precisa, nel senso che la libera interpretazione portava di volta in volta i ballerini ad assumere posizioni aperte, chiuse, di spalle. Questa condizione di fondamentale libertà consentiva ai danzatori più acrobatici di inserire figure azzardate e pericolose: salti mortali, voli di ogni genere, scavalcamenti della dama e sottopassaggi da parte di lei, preparando in tal modo le premesse del rock and roll.
La massima diffusione di questo ballo negli USA avvenne alla vigilia della seconda guerra mondiale e fu parallela al successo crescente del nuovo genere musicale. Basti pensare che nel 1938 alla Carnegie Hall di New York, famosa per i concerti di musica classica, si tenne il primo concerto swing al quale presero parte i più grandi musicisti di jazz, neri e bianchi. Le varie cronache di tale avvenimento furono concordi nel decretarne lo straordinario successo.
Il Boogie Woogie entrò profondamente nella vita degli americani e nelle loro abitudini, sia come musica che come ballo. Per questo motivo, allo scoppio della guerra, le Autorità fecero incidere una serie di 33 giri di musica swing/boogie woogie, destinati alle truppe impegnate nei combattimenti nelle varie regioni strategiche del mondo: ciò sarebbe servito a tenere alto il morale dei soldati.
Proprio tramite le truppe americane, il boogie woogie arrivò in Europa. Chiaramente i giovani soldati lo ballavano da poco tempo e a modo loro: non erano dei maestri di ballo. Ciò nonostante fu grande la suggestione prodotta e dal ballo e dai relativi brani musicali, che, finita la guerra, si diffusero dell'uno e degli altrilo studio e la pratica.
Cenni Storici
Nel 1860, al termine di un dominio papale durato più di tre secoli, e soprattutto in seguito alla liberazione dal tanto detestato e sofferto giogo austriaco, l’intera popolazione di Bologna fu pervasa da una rinnovata gioia di vivere. In tutta la città divennero sempre più frequenti le manifestazioni a carattere musicale, teatrale, ecc…; tra queste iniziative raccolse enormi consensi il Ballo Popolare, che trovava la sua massima espressione nelle feste di piazza.
A fine secolo quella del ballo era ormai una tradizione fortemente consolidata tanto presso i ricchi quanto presso ai poveri e si ballava dovunque: dai magnifici saloni dei palazzi signorili alle piazze e alle aie di campagna.
La svolta si ebbe con la diffusione delle cosiddette “balere” (locali chiusi espressamente dedicati al ballo), i cui primi esemplari comparvero a Bologna già nel 1850.
Le balere si diffusero rapidamente in tutta la città, tanto è che a cavallo fra ‘800 e ‘900 ogni borgo cittadino poteva vantare il proprio locale in cui uomini e donne del popolo (il fenomeno della balera infatti era nato e si era sviluppato fra gli strati più bassi della popolazione) si incontravano per ballare.

Perchè “Danze Filuzziane”?
I giovani delle famiglie più agiate, spinti dalla voglia di evadere dal proprio mondo e desiderosi di conoscere nuove ragazze, andavano da un quartiere all’altro cercando di entrare ad ogni costo nelle balere, cosa tutt’altro che facile se si pensa che fra i vari quartieri esistevano forti rivalità e che una rigida regola non scritta imponeva a uomini e donne di frequentare esclusivamente il locale del proprio rione di appartenenza; ogni balera rappresentava quindi una sorta di “circolo chiuso”.
Pur di farsi accettare anche dai ballerini più diffidenti, questi intraprendenti giovani tentarono un compromesso: avrebbero ballato tra di loro – maschio con maschio – senza importunare le ragazze.
Questo fece quindi crollare anche le ultime riserve e con l’andare del tempo questi della “Bologna bene” divennero i più assidui frequentatori delle balere rionali; proprio questi continui spostamenti valsero loro l’appellativo di “filuzziani”, ossia di coloro che si spostavano (filavano, appunto) da un borgo all’altro (da cui deriva il modo di dire “fare il filo” come sinonimo di “corteggiare, cercare di conquistare”).
I ballerini filuzziani rispettarono appieno gli accordi presi, ma per raggiungere il loro obiettivo primario (ovvero la conquista) dovevano giocare d’astuzia: dal momento che non potevano nemmeno rivolgere loro la parola, l’unica possibilità che avevano per farsi notare stava nell’inventarsi un modo di ballare che calamitasse in qualche modo gli sguardi delle fanciulle.
I balli in voga in quel momento erano il Valzer, la Mazurca e la Polka (che dai paesi di origine avevano coinvolto e appassionato tutta Europa), ma non possedevano variazioni tali da stuzzicare interessi particolari; fu grazie quindi alla fantasia, l’abilità e alla genialità di due ballerini filuzziani – tali Umberto Bortolotti e Brando – che queste tre danze si arricchirono di passettini, piroette, striscini, scalette, frulloni e molto altro ancora, divenendo cosi gli attuali “Valzer, Mazurca e Polka alla Filuzzi”.
Questo nuovo tipo di ballo così particolare, così frizzante – e soprattutto così diverso – fece breccia nel cuore di tutti i bolognesi, e soprattutto le ragazze ne furono conquistate
Nozioni storiche sul Valzer Inglese Il Valzer Inglese deriva dal Boston e dall'Hesitation. Per capire le sue origini dobbiamo sinteticamente fissare alcune fasi proprio perché il Walzer, fin dal suo primo diffondersi, a seconda delle aree geografiche, fu interpretato variamente: dove nella forma moderata e dove nella versione allegra.
Approdato in America, fu rielaborato nella forma moderata per cui il livello musicale arrivò ad essere dimezzato nel numero di battute al minuto. Con un ritmo molto più lento cambiò di conseguenza la stessa tecnica del ballo. Furono inventate delle figure ad ampio raggio eseguibili con passi strisciati sul pavimento. Ne nacque un nuovo ballo che fu chiamato BOSTON ( proprio dal nome della città americana - e non inglese - dove ebbe la sua più grande affermazione). Verso il 1890 il Boston fu portato in Europa. In verità, qui non ebbe immediatamente un grandissimo successo, anche perchè si era radicata la tendenza a ballare il Valzer veloce.
Molti studiosi intuirono nel Boston un qualcosa di particolarmente stimolante sotto il profilo coreografico e lo sottoposero ad una ulteriore esasperazione, fino ad arrivare a passi figurati ed esitati. Attraverso l'introduzione di pause e rallentamenti, miranti ad imprimere un superiore tocco artistico alla danza, nacque il BOSTON FIGURATO anche detto HESITATION.
In Inghilterra il Valzer Viennese fu portato già nel secondo decennio del XIX secolo dai nobili che viaggiavano per l'Europa; ma per via della cultura puritana, non lo si poteva riproporre nella sua forma originale, in quanto il ballo di coppia chiusa era considerato disdicevole. Per questo motivo i maestri di ballo si ingegnarono in tutti i modi per renderlo compatibile con i costumi della loro società. Il ritmo fu rallentato parecchio, in modo tale che le figure di coppia chiusa e l'esecuzione dei volteggi non avessero tecnicamente bisognodi uno stretto e permanente contatto dei danzatori.
Dal 1830 a Londra siballava un valzer in due tempi che, nonostante la musica di 3/4, si articolava in due passi:
un passo strisciato sul primo battito + una esitazione sul secondo battito;
uno chassè sul terzo battito.
In tale contesto, l'Hesitation ricevette un'ottima accoglienza. La sua tecnica e le sue figure fondamentali furono interamente recepite nell'ENGLISH WALTZ. Da questa confluenza nacque il prestigioso Valzer Inglese che oggi conosciamo e che nel corso degli anni allargò moltissimo il respiro e gli orizzonti. Si operò una perfetta sintesi fra l'ispirazione poetica di fondo del Valzer e la delicatezza spirituale dell'Hesitation.
I seguaci di questo nuovo ballo furono moltissimi. Anche grazie a ciò lo stile inglese trovò ulteriori conferme nel continente europeo ed ebbe facile gioco nella competizione con le impostazioni della danza di scuola francese.


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